L'INCONTRO

IL SALUTO, LO SCAMBIO, IL COMMIATO:
I TRE MOMENTI DELL’INCONTRO

Dr.ssa Anna Roncada

10 Maggio 2007LA NECESSITA’ DELL’INCONTRO
“Se uno non si trova mai neppure per un attimo nel clima di un incontro abbandona questa terra nella convinzione di aver vissuto una esistenza priva di senso e di valore. Se ne va vuoto, perché non è stato riempito da nessuno” (S. Grygiel)

COME IL CIBO STA ALLA
SOPRAVVIVENZA FISICA
COSI’ LA RELAZIONE, L’INCONTRO STA ALLA SOPRAVVIVENZA PSICOLOGICA.

Preparazione “REMOTA”:
capacità di identificazione con l’altro
Capacità di immedesimazione, un meccanismo psichico che consente di “capire in radice, di intuire l’altro”, empatia.

– Se fossi io nella situazione del malato/paziente cosa desidererei?
Chi desidererei salutare?
Quali visite desidererei ricevere?
Mi ricordo una situazione in cui non volevo essere salutato?

Preparazione “PROSSMA” … faccio una rapida lettura dei comportamenti non verbali

Come si presenta la stanza: luce-ombra, silenzio-rumore, voci, caldo-freddo?
Chi c’è nella stanza?
Ogni persona è raccolta/isolata in un proprio spazio, oppure ci sono già in atto occasioni di “aggregazione”?
Qual è l’atteggiamento della persona malata quando ci vede? dei familiari?

Mimica del viso ed emozioni manifestate:
stupore,
fastidio,
incredulità,
vergogna: “Non sono un bambino!”,
curiosità …

Mimica del corpo e prossemica:
stato sonno-veglia,
posizione nel letto,
contatto oculare, sguardo
vi indicano una parte del corpo
i famigliari:
vi vengono incontro,
richiamano l’attenzione del malato su di voi,
si girano dall’altra parte,
vi fanno cenno che non è il momento,
vi fanno cenno di passare dopo, vi salutano..

Quando non “plasmo” gli incontri sulla lettura delle reazioni dell’altro allora rischio.

Campanello di allarme: quando i miei incontri sono molto simili gli uni agli altri, quando mi sono creato un mio copione.

Lo scambio nasce da un reciprocità di saluti e di disponibilità?

Mi domando se l’altro si sente libero di incontrarmi?

Uno scambio da inventare
Siete lì come PERSONE che portano una PRESENZA, un sorriso, una battuta…
Estrema variabilità degli argomenti dello scambio
Possibile disorientamento.

I pazienti non si aspettano informazioni relativamente al processo di cura, nè alla cena, nè agli orari del reparto..
Non c’è un contenuto essenziale: non siete obbligati a dire nulla,non avete un ruolo definito a priori (medico, infermiere, psicologo, …. )

Una diversa concezione del tempo?
Quali elementi ti portano a prolungare lo scambio o ad abbreviare uno scambio?
Anche la vostra gestione del tempo potrebbe manifestare questa estrema libertà di intervento?

ESSERE SEGNO!
Come non c’è un contenuto
necessario da comunicare
così non esiste la necessità di incontrare tutti.

Il vostro servizio non risponde a criteri
di necessità,
nè di efficienza,
nè di efficacia.

Accomiatarsi…
…darsi il permesso di andare via.

Il significato del commiato è connesso alla separazione,
alla solitudine come condizione di mancanza,
ma anche alla solitudine buona
che ci permette di stare bene con noi stessi.

Esempi di processi di separazione nella vita.

I pazienti vi lasciano andare?

Ritualità
Perché i riti sono importanti per chi li compie?

La ripetizione nel tempo rende i gesti prevedibili;
la prevedibilità infonde sicurezza;
la sicurezza ci dà il controllo sulla situazione.

Esempio:
i bimbi al nido vivono un tempo scandito da ruotine che permette loro di orientarsi nel tempo:
così sanno che dopo aver giocato, mangiato, dormito arriva la mamma.
A un bambino non si può dire “alle 4 arriva la mamma”.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora. Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore … Ci vogliono i riti.”
(Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe)

Il palloncino
Il palloncino può essere considerato un rito negli incontri del volontario?

Questo rito che elementi di ripetitività ha?
– chi lo richiede?
– la proposta da parte del volontario?
– reazioni del malato: stupore? Curiosità? Ammirazione?
– conversazione attorno al palloncino?
– introduce il saluto finale? Il commiato?

Che sicurezze infonde?
Nella relazione con il personale del reparto ci sono dei riti?
Il saluto?
Le informazioni raccolte?
Prevale la ritualità o l’imprevedibilità?

– Al termine del vostro servizio condividete dei riti?
– Ci sono “pensieri”/ “emozioni” che vi accompagnano al termine del servizio?